Il comitato ticinese scende in campo contro l’aumento dell’IVA
A Bellinzona è nato un nuovo fronte politico che punta a influenzare il voto del 29 novembre: il Comitato ticinese contro l’aumento dell’IVA, promosso dal Movimento per il Socialismo (MPS), si oppone con decisione alla proposta di finanziare la 13esima rendita AVS attraverso un incremento dell’imposta sul valore aggiunto. Lo fa con argomenti che toccano la giustizia fiscale e la tutela delle fasce di popolazione più vulnerabili.
Una distinzione fondamentale: la rendita e il suo finanziamento
Il punto di partenza della posizione del comitato è una precisazione che appare cruciale nel dibattito pubblico: sostenere o respingere l’aumento dell’IVA non equivale a mettere in discussione la 13esima AVS in quanto tale. La rendita supplementare era già stata approvata dalla popolazione svizzera in una votazione risalente al marzo 2024 e, come sottolinea il comitato nella propria nota stampa, verrà regolarmente erogata a dicembre a tutti gli aventi diritto.
Si tratta quindi, nella lettura del comitato, di due questioni nettamente separate: da un lato il principio della rendita aggiuntiva, già sancito democraticamente; dall’altro la scelta di come finanziarla, su cui il dibattito rimane aperto e legittimo.
L’IVA come imposta regressiva: perché penalizza i redditi bassi
La critica più tecnica e articolata del comitato riguarda la natura stessa dell’IVA come strumento fiscale. Secondo i promotori del no, si tratta di un’imposta regressiva: colpisce i consumi in modo uniforme, indipendentemente dal reddito di chi acquista beni e servizi. Questo meccanismo, apparentemente neutro, si traduce in pratica in un peso sproporzionato per le famiglie con entrate più modeste.
Il ragionamento è il seguente:
- Chi guadagna poco destina una quota maggiore del proprio reddito ai consumi essenziali.
- Un aumento dell’IVA erode quindi in misura più significativa il potere d’acquisto delle economie domestiche con redditi bassi.
- Chi dispone di redditi elevati, invece, tende a risparmiare o investire una parte maggiore delle proprie entrate, risultando proporzionalmente meno colpito dall’imposta sui consumi.
In sintesi, l’aumento dell’IVA rischierebbe di scaricare il costo della misura sociale proprio su chi ne ha più bisogno.
Le riserve AVS: c’è davvero un’emergenza?
Un altro elemento su cui il comitato punta l’attenzione riguarda la reale urgenza del provvedimento. Secondo i promotori del no, non esisterebbe un’emergenza finanziaria tale da imporre un intervento immediato e straordinario. A supporto di questa lettura vengono citate le riserve dell’AVS, che negli ultimi anni avrebbero mostrato risultati finanziari positivi.
Questa posizione invita a ragionare con più calma sulle modalità di finanziamento, senza farsi condizionare da un senso di urgenza che, secondo il comitato, non sarebbe giustificato dai dati concreti. Il messaggio è chiaro: c’è tempo e spazio per trovare soluzioni più eque, senza ricorrere a uno strumento fiscale che rischia di essere socialmente ingiusto.
Una proposta alternativa: finanziare l’AVS in base alla capacità contributiva
Il comitato non si limita a dire no, ma avanza anche una proposta di metodo per il futuro. Anziché ricorrere all’IVA, si auspica che eventuali nuove risorse destinate all’AVS nel medio e lungo periodo vengano generate attraverso meccanismi proporzionali alla capacità contributiva dei singoli, ovvero legati al reddito effettivo.
Questo approccio si ispira al principio della progressività fiscale: chi guadagna di più contribuisce in misura maggiore, garantendo una distribuzione del carico che non penalizza le famiglie meno abbienti. Una logica che, secondo il comitato, sarebbe più coerente con i valori di solidarietà che stanno alla base del sistema previdenziale svizzero.
L’invito al voto del 29 novembre
In vista della votazione federale del 29 novembre, il comitato chiama quindi i cittadini ticinesi a respingere l’aumento dell’IVA proposto. Un voto contrario, si sottolinea, non cancellerebbe la 13esima rendita già conquistata, ma aprirebbe la strada a un confronto più serio e strutturato su come finanziarla in modo equo.
La posizione espressa dall’MPS e dal comitato da esso promosso si inserisce in un dibattito nazionale più ampio, in cui diverse forze politiche e sindacali discutono delle modalità più giuste per sostenere finanziariamente il sistema AVS senza compromettere la redistribuzione sociale. Il Ticino, con questa presa di posizione, porta la propria voce in modo netto e articolato.
Conclusione: equità fiscale al centro del dibattito previdenziale
Il nodo centrale della discussione, così come emerge dalla posizione del comitato ticinese, è in fondo un principio di giustizia: le riforme sociali non dovrebbero essere finanziate in modo da gravare maggiormente su chi ha meno. La 13esima AVS nasce per tutelare le persone anziane in difficoltà; finanziarla con uno strumento che penalizza i redditi bassi rischierebbe di indebolire la coerenza stessa della misura.
Sarà la votazione del 29 novembre a dire se questo argomento ha convinto la maggioranza degli elettori svizzeri.




