- Immagine con possibile rappresentazione grafica a fini illustrativi -

Locarno commemora i due pompieri caduti nella tragedia di Robiei: sessant’anni dopo, il ricordo è ancora vivo

Un anniversario che Locarno non dimentica

Il tempo non attenua certi dolori, né cancella certi eroismi. A sessant’anni esatti dalla tragedia di Robiei, la città di Locarno ha scelto di fermarsi a ricordare due dei suoi figli più coraggiosi: Gianfranco Rima e Renato Roncoroni, pompieri civici che nel febbraio del 1966 sacrificarono la propria vita nel tentativo di salvare degli operai intrappolati nelle viscere della montagna.

La cerimonia commemorativa si è tenuta martedì 22 settembre presso la sede del Corpo civici pompieri di Locarno, al Centro di Pronto Intervento. Un momento sobrio e intenso, che ha visto la partecipazione delle istituzioni cittadine, dei familiari delle vittime e di una delegazione di veterani del corpo.

La notte più buia della Svizzera italiana: cosa accadde nel 1966

Per comprendere il significato di questa commemorazione, occorre tornare indietro alla notte tra il 15 e il 16 febbraio 1966. In quel periodo erano in corso i lavori di costruzione degli impianti idroelettrici delle Officine idroelettriche della Maggia, lungo la galleria di adduzione che collegava la Leventina alla Val Bavona, nel tratto noto come Robiei-Cruina-Stabiascio.

All’improvviso, nelle profondità della galleria, si scatenò una catastrofe silenziosa e letale: gas tossici e carenza di ossigeno uccisero in pochi istanti i primi tre operai. Ma la tragedia si moltiplicò nel momento in cui altri colleghi e soccorritori si calarono nel condotto per portare aiuto, senza sapere che anche loro sarebbero stati travolti dallo stesso pericolo invisibile.

Il bilancio finale fu devastante: diciassette morti, tra cui quindici operai di origine italiana e i due pompieri locarnesi Rima e Roncoroni. Un solo sopravvissuto riuscì a tornare alla luce del giorno. Ancora oggi, questo episodio è considerato il più grave incidente sul lavoro nella storia della Svizzera italiana.

La cerimonia del 22 settembre: istituzioni e familiari uniti nel ricordo

A rappresentare la città di Locarno erano presenti il sindaco Nicola Pini e la capadicastero Elena Zaccheo, insieme a buona parte dello Stato Maggiore del Corpo pompieri. Ma i protagonisti più toccanti della giornata sono stati senza dubbio i familiari delle vittime.

Erano presenti le figlie dei due pompieri: Fabiana Rima-Grizzi, Gianfranca Rima e Annamaria Roncoroni, quest’ultima accompagnata dalla figlia Nadia Parietti. Tra i veterani ha preso parte alla cerimonia anche Leo Marcollo, uno dei pochissimi che riuscì a salvarsi grazie a una fortunata combinazione di circostanze. Suo figlio Roberto ha dedicato alla vicenda il volume storico La tragedia di Robiei-Stabiascio, 15-16 febbraio 1966, un testo che ha contribuito a preservare la memoria collettiva di questa pagina drammatica.

Le parole del sindaco: eroi da ricordare, esempi da seguire

Il primo cittadino Nicola Pini ha affidato alla cerimonia parole di profondo rispetto e riconoscenza. Nel suo discorso ha definito Rima e Roncoroni non soltanto due vittime, ma simboli di coraggio, altruismo e dedizione al prossimo, esempi che meritano di essere trasmessi alle generazioni future di pompieri e cittadini.

Pini ha anche espresso la gratitudine dell’intera città nei confronti del Corpo pompieri e delle famiglie che hanno condiviso i loro cari con una vocazione di servizio tanto nobile quanto rischiosa. Nel corso del suo intervento ha inoltre letto un passaggio tratto da Cielo di stelle di Erminio Ferrari, testo dedicato alle tre figlie di Rima e Roncoroni, aggiungendo una nota di umanità e poesia a un momento già carico di emozione.

Il comandante Guarisco: «Non sono due nomi del passato, sono due di noi»

Il comandante del Corpo pompieri, Tiziano Guarisco, ha sottolineato con forza il valore identitario della memoria per chi indossa la divisa. Ha ricordato che un corpo di pompieri non è semplicemente un’organizzazione di soccorso, ma una comunità umana, una famiglia, dove la caserma diventa casa.

Le sue parole hanno tracciato un filo diretto tra il passato e il presente:

  • Rima e Roncoroni non sono figure lontane, ma parte viva della memoria collettiva del Corpo.
  • Il dovere di ricordare non è solo un gesto simbolico, ma un impegno concreto verso chi oggi porta avanti quella stessa missione.
  • La morte di un pompiere non interrompe il suo lavoro: continua nelle persone salvate, nei colleghi ispirati, nei giovani che scelgono di servire la comunità.

Un messaggio che ha risuonato con particolare forza in una sala riunioni che presto accoglierà, in modo permanente, la targa commemorativa e le fotografie di Gianfranco Rima e Renato Roncoroni.

Una targa per non dimenticare

Il momento conclusivo della cerimonia è stato lo scoprimento della targa in legno dedicata alle vittime. Questo oggetto, semplice nella forma ma denso di significato, troverà posto stabile nella sala riunioni del Corpo civici pompieri, accanto alle immagini dei due uomini che sessant’anni fa scesero in quella galleria senza più risalire.

Non è un monumento spettacolare, ma è esattamente ciò che serve: un segno quotidiano, visibile a ogni pompiere che entra in quella stanza, capace di ricordare che il coraggio ha un volto, un nome, una storia. E che quella storia merita di essere custodita.

Locarno ha dimostrato, in questa cerimonia, che la memoria non è un esercizio retorico. È un atto di giustizia verso chi non è più qui e di responsabilità verso chi verrà.

- Pubblicità -

CH PRESS LIVE

Le imprese ti attendono

Dal 1998 Elettroticino SA affianca i suoi clienti

Gli specialisti del settore non si fanno attendere e si mettono a disposizione del...

Farmacia San Nicolao – L’esperienza nella cura della salute

La salute è probabilmente il bene più importante che abbiamo a disposizione: quindi è...

Macchimport SA: il leader per l’edilizia e i prefabbricati

Per essere leader in un settore caratterizzato da una forte concorrenza come quello dei...

- Pubblicità -