Una mozione per tutelare i bambini nelle strutture educative ticinesi
Quasi un intervento d’emergenza al giorno che riguarda un bambino sotto i sei anni: sono questi i numeri che hanno spinto nove deputati del Gran Consiglio ticinese a presentare una mozione al Consiglio di Stato con una richiesta precisa. Chi si occupa professionalmente di bambini deve sapere come intervenire in caso di emergenza, prima ancora che arrivi il soccorso professionale. La prima firmataria è Simona Genini, deputata e vicecapogruppo PLR, affiancata da otto cofirmatari.
La proposta punta a introdurre l’obbligo di una formazione certificata in primo soccorso pediatrico, periodicamente aggiornata, per tutto il personale con responsabilità diretta di accudimento in strutture autorizzate, riconosciute o sottoposte a vigilanza cantonale.
I dati che preoccupano: quasi uno al giorno
A fare da base alla mozione ci sono dati concreti. Nel 2025, in Ticino, sono stati registrati 296 interventi d’emergenza che hanno coinvolto bambini con meno di sei anni: un numero che equivale approssimativamente a uno ogni giorno dell’anno. Le situazioni più ricorrenti includono:
- Crisi convulsive: 65 casi
- Stati febbrili o infettivi senza shock: 52 casi
- Traumi cranio-cerebrali: 50 casi
- Disturbi o insufficienza respiratoria: 42 casi
Un dato particolarmente significativo è che quasi un terzo di questi interventi si è verificato in luoghi diversi dall’abitazione del bambino. I firmatari precisano tuttavia che i dati disponibili non consentono di stabilire quante di queste emergenze si siano verificate mentre il bambino era affidato a una struttura o a un operatore professionale.
Il problema: nessun obbligo uniforme attualmente in vigore
La mozione evidenzia una lacuna normativa significativa. Dall’analisi delle disposizioni vigenti in Ticino, secondo i firmatari, non emerge un obbligo generale e omogeneo che imponga a tutti coloro che accudiscono bambini di possedere una formazione certificata e aggiornata nel primo soccorso pediatrico.
Un ulteriore aspetto critico riguarda la distribuzione delle competenze all’interno delle strutture: non basta che una sola persona per struttura sia formata. Quella figura potrebbe trovarsi in pausa, assente, impegnata con un altro gruppo o semplicemente non presente durante un’uscita. In un’emergenza, il tempo conta più di qualsiasi procedura scritta.
Come sottolineano i promotori, in situazioni quali soffocamento, perdita di conoscenza, crisi convulsiva, grave reazione allergica o incidente in acqua, l’adulto presente è necessariamente il primo a dover agire. Attendere i soccorsi senza sapere cosa fare può fare la differenza tra la vita e la morte.
Gli esempi da altri Cantoni svizzeri
La proposta non nasce dal nulla: si ispira a soluzioni già adottate in altri Cantoni della Confederazione. La mozione cita in particolare:
- Berna: determinate categorie di personale devono possedere competenze di primo soccorso pediatrico, aggiornate almeno ogni due anni.
- Ginevra: il personale educativo delle strutture per la prima infanzia è tenuto a mantenere aggiornata ogni due anni la formazione BLS-AED-SRC.
- Friburgo e Lucerna: citati come ulteriori modelli di riferimento.
Il Ticino si troverebbe quindi in ritardo rispetto a un orientamento già consolidato in diverse realtà cantonali elvetiche.
Come funzionerebbe la formazione proposta
La mozione non intende imporre un unico corso o un singolo ente formatore. Al contrario, la proposta è volutamente flessibile: prevede una formazione certificata e prevalentemente pratica, con contenuti minimi uniformi che ogni ente accreditato potrebbe erogare. I temi che dovrebbero essere obbligatoriamente coperti includono:
- Disostruzione delle vie respiratorie
- Rianimazione pediatrica
- Utilizzo del defibrillatore quando indicato
- Gestione degli incidenti in acqua
- Convulsioni e crisi epilettiche
- Reazioni allergiche gravi
- Emorragie, traumi, ustioni e intossicazioni
L’aggiornamento della formazione dovrebbe avvenire, in linea di principio, almeno ogni due anni. Chi ha già conseguito una formazione equivalente non sarebbe penalizzato: le attestazioni già ottenute verrebbero riconosciute, a patto che garantiscano i contenuti minimi e la componente pratica richiesti.
Chi sarebbe soggetto all’obbligo
Il campo di applicazione previsto comprende tutto il personale con responsabilità diretta di accudimento presso:
- Nidi e micro-nidi
- Famiglie diurne
- Centri extrascolastici
- Centri di socializzazione
- Colonie e soggiorni organizzati
- Altri servizi sottoposti ad autorizzazione, riconoscimento o vigilanza cantonale
La mozione chiede inoltre al Governo di valutare un’eventuale estensione dell’obbligo anche a tate e babysitter che svolgono l’attività in modo professionale, regolare e retribuito, escludendo le prestazioni meramente occasionali. La verifiabilità pratica dell’obbligo in questi contesti è uno dei nodi da sciogliere.
Integrazione nelle procedure esistenti e sostegno economico
Per evitare stravolgimenti burocratici, la mozione chiede di integrare il nuovo requisito nelle procedure di autorizzazione e vigilanza già esistenti, prevedendo un periodo transitorio adeguato per chi è già in attività. Nessun operatore verrebbe dunque penalizzato immediatamente.
Sul fronte dei costi, il testo invita il Consiglio di Stato a valutare come finanziare sia la formazione iniziale sia i successivi aggiornamenti, includendo la possibilità di una partecipazione cantonale alle spese, sfruttando gli strumenti già previsti dalla Legge sulla famiglia (LFam).
Un segnale politico trasversale
La trasversalità dei firmatari — che spaziano tra diversi gruppi politici — conferisce alla mozione un peso specifico. Il tema della sicurezza dei bambini nelle strutture educative appare capace di raccogliere consensi al di là delle divisioni partitiche, il che potrebbe favorirne l’iter in Gran Consiglio.
La palla passa ora al Consiglio di Stato ticinese, chiamato a rispondere a una proposta che mette al centro una domanda semplice ma dirimente: quando un bambino è in pericolo, chi è con lui sa davvero cosa fare?




