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Primo soccorso pediatrico obbligatorio in Ticino: la proposta per proteggere i bambini nelle strutture di accudimento

Una proposta per non lasciare soli i professionisti davanti all’emergenza

Chi lavora ogni giorno a contatto con i bambini piccoli sa bene che le situazioni critiche possono presentarsi senza preavviso. Un lattante che soffoca, un bambino che perde i sensi, una grave reazione allergica: in questi momenti, chi è presente è necessariamente il primo a dover agire. È partendo da questa consapevolezza che la granconsigliera liberale radicale Simona Genini ha presentato una mozione al Gran Consiglio ticinese per introdurre la formazione obbligatoria in primo soccorso pediatrico per tutti i professionisti che hanno in custodia diretta minori.

L’iniziativa parlamentare muove da una constatazione semplice ma spesso sottovalutata: la sicurezza di un bambino non può dipendere soltanto dalla predisposizione degli spazi fisici, dalle procedure interne di una struttura o dalla possibilità di comporre il numero di emergenza 144. Nei minuti che precedono l’arrivo dei soccorritori, il personale presente deve essere in grado di riconoscere l’emergenza, evitare manovre errate e, quando necessario, intervenire correttamente.

I numeri che rendono urgente la questione

A supporto della proposta, la mozione richiama dati concreti e aggiornati. Secondo le statistiche pubblicate nel maggio 2026 dalla Società svizzera di salvataggio (SLRG) e dall’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), nel 2025 in Svizzera sono annegate 43 persone, tra cui due bambini di 2 e 14 anni. La media degli ultimi anni si attesta intorno ai 50 decessi annui per annegamento, ma quest’ultimo rappresenta solo una delle tante emergenze che possono coinvolgere i più piccoli.

Sul fronte ticinese, i dati relativi agli interventi di soccorso su bambini con meno di sei anni compiuti nel 2025 sono eloquenti: sono stati registrati complessivamente 296 interventi, una media di quasi uno al giorno. Le cause più ricorrenti sono state:

  • Crisi convulsive (65 interventi)
  • Stati febbrili o infettivi senza shock (52 interventi)
  • Traumi cranio-cerebrali (50 interventi)
  • Disturbi o insufficienza respiratoria (42 interventi)

A questi si aggiungono interventi per perdita di conoscenza, emorragie, traumi di varia natura, ustioni, reazioni allergiche e annegamento. Come sottolineato nella mozione, questi dati non permettono di stabilire quante di queste situazioni si siano verificate in presenza di un professionista dell’accudimento, ma evidenziano con forza la varietà e la frequenza degli scenari in cui le competenze di primo soccorso pediatrico potrebbero fare la differenza.

Cosa prevede la proposta: contenuti minimi e aggiornamento periodico

La mozione non indica un corso specifico né un ente formatore di riferimento, ma chiede al Consiglio di Stato di definire contenuti minimi obbligatori che includano sia una componente teorica sia, necessariamente, una parte pratica. Le tematiche che dovrebbero essere coperte comprendono:

  • Disostruzione delle vie respiratorie
  • Rianimazione pediatrica
  • Uso del defibrillatore nei casi indicati
  • Incidenti in acqua
  • Convulsioni
  • Reazioni allergiche gravi
  • Emorragie e traumi
  • Ustioni e intossicazioni

Non si tratta di duplicare percorsi formativi già esistenti, ma di garantire che le conoscenze acquisite siano realmente calibrate sulle emergenze tipicamente pediatriche e che vengano aggiornate con cadenza periodica. Il punto è che queste competenze non dovrebbero dipendere dalla sensibilità del singolo datore di lavoro, ma diventare un requisito strutturale e condiviso.

A chi si applicherebbe l’obbligo

Il perimetro della proposta è preciso. L’obbligo formativo riguarderebbe tutto il personale con responsabilità diretta di accudimento nelle seguenti strutture:

  • Nidi e micro-nidi
  • Famiglie diurne
  • Centri extrascolastici
  • Centri di socializzazione
  • Colonie e soggiorni organizzati
  • Altre strutture o servizi soggetti ad autorizzazione, riconoscimento o vigilanza cantonale

In tutti questi contesti, ogni operatore può trovarsi — anche solo per pochi minuti — come unica persona presente davanti a un’emergenza. La capacità di agire in modo appropriato in quell’arco di tempo può incidere in modo determinante sull’esito della situazione.

Un passo verso una cultura della sicurezza pediatrica

La mozione di Simona Genini tocca un tema che va oltre la semplice gestione del rischio: invita a ripensare la formazione professionale nel settore dell’infanzia come qualcosa che include, necessariamente, anche la preparazione alle emergenze mediche. Non è una questione di burocrazia o di adempimenti formali, ma di responsabilità condivisa nei confronti dei bambini affidati alle cure di educatori, animatori e operatori di ogni tipo.

In un cantone dove si registra quasi un intervento di emergenza al giorno su bambini piccoli, dotare il personale delle strutture educative di competenze pratiche e aggiornate appare non solo ragionevole, ma necessario. La proposta è ora all’esame del Gran Consiglio ticinese, che dovrà valutarne la fattibilità e le modalità di attuazione.

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