Il SISA scende in campo contro gli stage sottopagati in Ticino
Ottenere una laurea dopo anni di studio e sacrifici, per poi ritrovarsi a lavorare a tempo pieno con 1.800 franchi al mese. È questa la realtà che vivono molti neolaureati ticinesi assunti come stagisti dall’amministrazione cantonale. Una situazione che il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) non intende più tollerare, e che ha spinto l’organizzazione a lanciare una petizione formale indirizzata al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato del Cantone Ticino.
Cifre che parlano chiaro: quanto guadagnano i neolaureati stagisti
I numeri al centro della polemica sono difficili da ignorare. Chi entra nell’amministrazione cantonale con un titolo di Bachelor percepisce un’indennità mensile di appena 1.800 franchi per un impiego al 100%. Chi invece ha conseguito un Master non va molto meglio: la retribuzione si ferma a 2.000 franchi mensili.
Per capire quanto queste cifre siano lontane da una soglia di dignità lavorativa, basta confrontarle con il salario minimo cantonale vigente in Ticino, pari a circa 3.400 franchi mensili. Il risultato è impietoso:
- Chi ha un Bachelor percepisce tra il 28% e il 29% del salario minimo cantonale.
- Chi ha un Master arriva al 55-57% della stessa soglia.
In altri termini, lo Stato stesso — che ha fissato quel salario minimo come standard al di sotto del quale un lavoro non può considerarsi dignitoso — applica ai propri stagisti condizioni che per qualsiasi altro lavoratore giudicherebbe inaccettabili. Una contraddizione che il SISA definisce flagrante e politicamente rilevante.
La fuga dei cervelli: un problema strutturale che il Ticino si rifiuta di affrontare
Il tema degli stage sottopagati non è una questione isolata, ma si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà strutturali del mercato del lavoro ticinese per i profili qualificati. I dati citati dal SISA sono eloquenti: chi ha una formazione terziaria in Ticino guadagna in media il 36,6% in meno rispetto ai colleghi che esercitano la stessa professione nel resto della Svizzera.
Ogni anno circa 800 giovani ticinesi lasciano il cantone per studiare nelle università della Svizzera tedesca o francese. Molti di loro, una volta conseguito il titolo, scelgono di non fare ritorno. La ragione è semplice: rientrare significherebbe accettare condizioni economiche incompatibili persino con il pagamento di un affitto.
Il sindacato utilizza un’immagine efficace per descrivere questa dinamica: il Cantone Ticino assomiglia a un cane che si morde la coda. Investe nella formazione dei propri giovani — o perlomeno ne beneficia — ma non è in grado di trattenerli, perché non offre prospettive economiche adeguate. Si lamenta della fuga dei cervelli, ma non mette in campo politiche concrete per invertire la rotta.
Le richieste concrete della petizione
Il SISA non si limita a denunciare il problema, ma avanza proposte precise e quantificate. Tre sono le misure al centro della petizione:
- Ancorare l’indennità di stage al salario minimo cantonale: almeno il 75% per chi è in possesso di un Bachelor, almeno il 90% per chi ha completato un percorso di Master.
- Garantire tutele di base agli stagisti in materia di malattia, infortunio e ferie, equiparando la loro posizione a quella di qualsiasi altro lavoratore.
- Potenziare l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, affinché disponga degli strumenti necessari per vigilare sul rispetto delle nuove norme e sanzionare efficacemente le violazioni.
L’obiettivo dichiarato è duplice: rendere il Cantone più attrattivo per i giovani qualificati e smettere di trattare gli stage come uno strumento per accedere a manodopera a basso costo.
Lo stage non è sinonimo di sfruttamento
Al centro del ragionamento del SISA c’è anche una questione di principio. Lo stage, nella sua natura originaria, dovrebbe essere un momento formativo di transizione tra il percorso accademico e il mondo del lavoro. Un’esperienza che ha valore in sé, ma che non può diventare un alibi per retribuire i giovani con cifre al di sotto di qualsiasi standard di dignità.
Il sindacato è esplicito sul punto: la componente formativa di uno stage non giustifica la miseria economica. Soprattutto quando a trovarsi in quella condizione sono persone che hanno già completato un percorso universitario e che si affacciano al mercato del lavoro con competenze concrete e titoli riconosciuti.
L’appello alla popolazione ticinese
La petizione è rivolta non soltanto agli studenti e ai giovani neolaureati, ma a tutta la cittadinanza ticinese: lavoratori, famiglie e chiunque abbia a cuore il futuro del cantone. Il messaggio del SISA è diretto: il capitale umano non si trattiene con retribuzioni da fame, ma con politiche salariali che riconoscano il valore di chi ha investito anni nella propria formazione.
Quella che si apre con questa petizione è, in fondo, una discussione più ampia sul modello economico e sociale del Ticino: un cantone che vuole restare competitivo e attrarre talenti deve essere disposto a pagare quei talenti in modo adeguato. A partire, forse, dall’esempio che dovrebbe dare la sua stessa amministrazione pubblica.




