Un farmaco consegnato in carcere: più complesso di quanto sembri
Una compressa consegnata da una guardia carceraria a un detenuto, con una prestazione fatturata per oltre mezz’ora. Un dato che, a prima vista, può lasciare perplessi, soprattutto in un momento in cui i premi delle casse malati continuano a crescere. Ma cosa si nasconde davvero dietro quell’atto apparentemente semplice? E quanto incidono effettivamente le cure dei carcerati sul sistema sanitario svizzero?
Nel Canton Ticino, tra le strutture di Stampa, Stampino e Farera, sono recluse circa 260 persone, molte delle quali seguono terapie farmacologiche regolari. A fare chiarezza sulla questione è Teresa Salamone, direttore medico del servizio di medicina penitenziaria dell’EOC (Ente Ospedaliero Cantonale).
Il detenuto è prima di tutto un paziente
Il punto di partenza, secondo Salamone, è di ordine etico e giuridico: chi si trova in carcere non perde il diritto alla salute. La privazione della libertà personale non coincide con la rinuncia alle cure mediche. Il criterio che guida il servizio sanitario penitenziario rimane quello clinico: valutare i bisogni reali della persona e garantire le prestazioni appropriate, esattamente come avviene per qualsiasi altro paziente.
Un principio che non tutti condividono, ma che dal punto di vista sanitario non ammette eccezioni: la valutazione medica non può essere influenzata dallo status giuridico del paziente.
Chi paga le cure: il ruolo delle casse malati e del Cantone
Uno degli aspetti più fraintesi riguarda il finanziamento delle cure. In Svizzera, la situazione non è uniforme:
- Una parte significativa dei detenuti è coperta dalla LAMal, l’assicurazione malattia obbligatoria, come qualsiasi altro residente;
- Circa un terzo dei carcerati non risulta domiciliato in Svizzera e, di conseguenza, non è assicurato tramite le casse malati: per questi soggetti intervengono meccanismi di finanziamento cantonale differenziati.
Per questo motivo, attribuire in modo generico ai detenuti un aumento dei premi assicurativi sarebbe scorretto: i sistemi di copertura sono diversi e non tutti i costi ricadono sul sistema LAMal.
Salute mentale e psicofarmaci: un tema da contestualizzare
Tra i temi più sensibili legati alla medicina penitenziaria c’è l’uso degli psicofarmaci. La realtà, spiega il direttore medico, è che la detenzione può effettivamente accentuare condizioni di disagio psicologico come ansia o insonnia. Tuttavia, questo non si traduce automaticamente in una risposta farmacologica.
Ogni prescrizione risponde a un’indicazione clinica precisa. Il servizio segue una gamma ampia di patologie:
- Malattie croniche come diabete e ipertensione;
- Dipendenze da sostanze;
- Disturbi psichici di varia natura;
- Condizioni che richiedono assistenza continuativa.
Anche le eventuali richieste dei detenuti per farmaci o trattamenti specifici vengono gestite esattamente come avverrebbe con qualsiasi altro paziente: se l’indicazione clinica è presente, la terapia viene prescritta; in caso contrario, il diniego viene spiegato e motivato.
Dietro una semplice compressa: sicurezza e tracciabilità
Tornando al dato iniziale — la prestazione fatturata per oltre trenta minuti per la consegna di un farmaco — Salamone offre una prospettiva diversa. Quell’atto finale è solo la punta dell’iceberg di un processo articolato, costruito intorno a due pilastri fondamentali: sicurezza e tracciabilità.
Ogni singolo medicinale viene sottoposto a un doppio controllo da parte degli infermieri prima della consegna, per evitare qualsiasi errore. Il percorso inizia già al momento dell’ingresso in struttura, con uno screening sanitario obbligatorio per identificare fragilità, patologie preesistenti e necessità di continuità terapeutica. Solo al termine di questo iter il farmaco arriva nelle mani del detenuto.
Un servizio sanitario fisicamente presente nelle carceri
Il servizio di medicina penitenziaria EOC non opera in remoto, ma è integrato direttamente nelle strutture detentive ticinesi. Concretamente, questo significa:
- Presenza infermieristica ogni giorno, dalle 7 alle 20;
- Attività medica organizzata internamente al carcere;
- Presa a carico che va ben oltre la semplice gestione farmacologica, includendo anche il supporto a persone con ridotta autonomia o bisogni sanitari complessi.
Il principio guida dichiarato è quello dell’equivalenza delle cure: le prestazioni offerte all’interno delle strutture penitenziarie devono essere comparabili a quelle disponibili per la popolazione generale, calibrate però sui bisogni specifici di una popolazione spesso più vulnerabile.
Lo sguardo europeo: le differenze tra i Paesi
Teresa Salamone, che gestisce questo servizio da otto anni, collabora anche con il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, un ruolo che le ha permesso di osservare da vicino sistemi penitenziari molto diversi tra loro.
La conclusione che emerge da questa prospettiva internazionale è tanto semplice quanto significativa: la qualità delle cure offerte nelle carceri riflette, inevitabilmente, quella del sistema sanitario complessivo di ogni Paese. Dove le risorse sono scarse per l’intera popolazione, lo saranno altrettanto all’interno degli istituti di pena. La medicina penitenziaria, insomma, non è un’eccezione al sistema: ne è uno specchio.
Un dibattito che torna periodicamente
Il tema del costo delle cure carcerarie si ripresenta con una certa regolarità in Svizzera, alimentato da episodi che, decontestualizzati, possono alimentare percezioni distorte. Comprendere i meccanismi reali — dalla copertura assicurativa alla complessità procedurale di ogni singola prestazione — è il primo passo per affrontare il dibattito con maggiore consapevolezza, senza cedere a semplificazioni che non rendono giustizia né ai costi reali né ai diritti delle persone coinvolte.



