La crisi della navigazione sul Verbano: un conflitto che si allarga
Quello che sembrava un semplice disaccordo sulla gestione di una linea di trasporto lacuale si è trasformato in uno scontro frontale tra la Società Navigazione Lago di Lugano (SNL), il Gran Consiglio ticinese e il Governo cantonale. La vicenda ruota attorno alla linea 351 Locarno-Tenero-Magadino sul Lago Maggiore, che il Cantone ha deciso di non affidare più a SNL a partire dal cambio orario del 13 dicembre 2026, puntando invece sulle FART come nuovo operatore.
Una decisione che SNL non ha alcuna intenzione di accettare in silenzio, e che ora rischia di avere conseguenze anche sul piano penale.
L’interpellanza che ha scatenato la reazione legale
Tutto è partito da un atto parlamentare presentato dai deputati socialisti Fabrizio Sirica e Maurizio Canetta, che chiedevano al Governo chiarimenti su presunte irregolarità nei conti di SNL, in particolare sui contributi pubblici legati alla linea sul Verbano. Nel testo, i due gran consiglieri si spingevano fino ad accusare la società di voler usare i propri dipendenti come «scudo umano» per ottenere una liquidazione da parte del Cantone, e definivano la governance aziendale quantomeno «opaca».
La risposta di SNL non si è fatta attendere. La società ha annunciato di aver conferito mandato ai propri legali per avviare azioni penali, motivando la scelta con parole nette: in uno Stato democratico, il mandato parlamentare non conferisce alcun diritto alla calunnia. Una posizione che mette apertamente in discussione i limiti dell’immunità parlamentare di fronte ad affermazioni ritenute lesive della reputazione aziendale.
Il Consiglio d’amministrazione scende in campo personalmente
Già nella giornata precedente, i sette membri del CdA di SNL — Agostino Ferrazzini, Enea Petrini, Guido Santini, Nicola Brivio, Edo Bobbià, Nicola Oteri e Ruedi Stadelmann — avevano firmato personalmente un comunicato pubblico per ribadire che l’azienda opera in piena trasparenza, con bilanci regolarmente revisionati dagli organi competenti.
Nel medesimo documento, SNL aveva riaffermato la propria volontà di far valere tutti i diritti derivanti dalla concessione per la navigazione sul Lago Maggiore, valida fino al 2046, escludendo qualsiasi rinuncia unilaterale al servizio sul Verbano. La disponibilità a un confronto istituzionale veniva dichiarata, ma a condizioni di parità giuridica.
La posizione del Governo: FART e collaborazione istituzionale
Dal fronte governativo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva già chiarito in aula che dal 13 dicembre 2026 il Cantone non avrebbe più ordinato a SNL le prestazioni sulla linea 351. Aveva però precisato un aspetto importante: il passaggio alle FART non è automatico, ma richiede un accordo tra tutte le parti oppure la rescissione dei contratti esistenti tra MIT, GGNL e SNL. Gobbi aveva inoltre citato alcune «discrepanze nei conti» emerse da verifiche condotte da più autorità, incluso il Controllo cantonale delle finanze.
La presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti ha poi ribadito la visione del Governo in un’intervista radiofonica: il coinvolgimento delle FART risponde sia alle preoccupazioni occupazionali sia alla necessità di garantire un servizio di qualità. Carobbio ha dichiarato che il Cantone era già pronto a procedere entro metà dicembre, e ha rivolto un appello diretto a SNL affinché collabori nell’interesse collettivo.
La riunione sindacale che ha fatto esplodere la tensione
Il punto di rottura definitivo è arrivato con un episodio specifico: la sera del 29 settembre 2026, il Sindacato del personale dei trasporti SEV ha convocato una riunione nei locali delle FART, alla quale ha partecipato la stessa presidente del Governo Carobbio. SNL ha considerato questo evento una violazione grave dei principi di imparzialità istituzionale.
Le ragioni della protesta di SNL possono essere sintetizzate in alcuni punti critici:
- Il SEV non è firmatario del contratto collettivo di SNL, il che rende anomala la sua partecipazione a una riunione riguardante il personale della società;
- L’incontro si è tenuto nei locali dell’azienda concorrente, cioè le FART, a cui il Cantone vuole trasferire il servizio;
- La presenza della presidente del Governo a un evento di natura sindacale-aziendale viene interpretata come un’interferenza diretta a favore di un operatore privato contro un altro;
- Il Cantone cumula più ruoli nel medesimo processo: committente, regolatore, controllore e azionista di maggioranza delle FART.
SNL parla apertamente di un limite superato e pone una domanda che, a suo avviso, riguarda chiunque faccia impresa in Ticino: fino a che punto un governo può utilizzare il proprio peso istituzionale per favorire il trasferimento di attività da un’impresa privata a un’altra che esso stesso controlla?
Una vertenza che va oltre la navigazione lacuale
Al di là delle polemiche del momento, questa vicenda tocca temi di rilevanza sistemica per il Ticino: i confini dell’immunità parlamentare, l’imparzialità del Governo nei conflitti tra operatori privati, la tutela degli accordi contrattuali a lungo termine e la certezza del diritto per le imprese che operano sul territorio cantonale.
SNL ha già annunciato che difenderà le proprie ragioni anche in sede giudiziaria. Con azioni penali in preparazione, una concessione che scade nel 2046 e un Governo deciso a cambiare operatore entro dicembre, lo scenario non lascia presagire una risoluzione rapida. Il capitolo più complesso di questa storia, con ogni probabilità, deve ancora essere scritto.



