Un Canton Ticino che invecchia: i numeri di una crisi demografica silenziosa
I dati parlano chiaro, e fanno riflettere. Nel corso del 2025, in Ticino sono venuti al mondo 2.285 bambini: il numero più basso registrato negli ultimi settant’anni. Nello stesso periodo i decessi sono stati 3.476, con un saldo naturale negativo di 1.191 unità — il secondo peggior risultato dal 1900 a oggi.
Non si tratta di un episodio isolato. Il cantone non registra una crescita naturale della popolazione dal 2011: sono ormai quattordici anni consecutivi di saldo demografico in rosso. Un trend che si riflette anche nel tasso di natalità, sceso a 6,4 nati ogni mille abitanti, contro i 13 per mille degli anni Cinquanta. L’età media delle donne al primo figlio ha raggiunto i 32,6 anni, e solo a Lugano — il principale centro urbano — le nascite sono diminuite di quasi un terzo nell’arco di dieci anni.
Il 2026 potrebbe essere ancora peggio
Se i dati del 2025 erano già allarmanti, le proiezioni per l’anno in corso lo sono ancora di più. Secondo le rilevazioni provvisorie dell’Ustat, nei primi quattro mesi del 2026 sono nati 672 bambini, ovvero 75 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un calo del 10%.
Se questo ritmo dovesse mantenersi nei mesi successivi, il 2026 si chiuderebbe con meno di 2.100 nascite totali, stabilendo un nuovo record negativo nella storia contemporanea del cantone. Un dato che non può più essere letto come una semplice fluttuazione statistica, ma impone una riflessione più ampia sulle cause e sulle possibili risposte.
Dall’intimità della coppia alla responsabilità collettiva
In questo contesto, il tema dell’infertilità assume una dimensione che va ben oltre la vicenda personale di chi la vive. Sempre più coppie e singoli individui si trovano ad affrontare percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA), iter spesso lunghi e psicologicamente gravosi, con impatti significativi sull’equilibrio emotivo, sulla relazione di coppia e sull’identità personale.
Anda Soranzo, presidente dell’associazione non profit Swiss Infertility, lo dice con chiarezza:
«L’infertilità non è un fenomeno astratto fatto di numeri. Riguarda i nostri figli, le persone che amiamo. E, in senso più ampio, riguarda il futuro demografico dell’intero Paese.»
Una prospettiva che sposta il piano del discorso: non più solo clinico o privato, ma sociale e politico. Parlare di infertilità significa parlare della tenuta del sistema demografico, della sostenibilità dei servizi pubblici, del modello di società che vogliamo consegnare alle generazioni future.
A Lugano un congresso per mettere insieme professionisti e saperi
Per affrontare queste sfide in modo strutturato, giovedì 1° ottobre si terrà a Villa Sassa, a Lugano, la seconda edizione del Congresso cantonale intitolato «Infertilità, il diritto di sapere». L’iniziativa è co-organizzata da EOC (Ente Ospedaliero Cantonale), NextFertility ProCrea e Monica Trabalza – Studio Counseling.
Il simposio è pensato principalmente per i professionisti della salute. La prima edizione aveva già riscosso un notevole interesse, raccogliendo oltre 120 partecipanti tra medici, ginecologi e operatori sanitari. L’obiettivo è creare un momento di scambio e aggiornamento che rafforzi la capacità del sistema sanitario cantonale di rispondere in modo integrato ai bisogni delle persone che affrontano problemi di fertilità.
La rete dei professionisti: cura clinica e accompagnamento umano
Il dott. Alessandro Santi, primario di Medicina della Fertilità dell’EOC, sottolinea l’importanza di un approccio a rete:
«Il nostro compito come Ente Ospedaliero Cantonale è fare in modo che ogni paziente, indipendentemente da dove inizia il proprio percorso, trovi una rete di specialisti pronti ad accompagnarlo. La responsabilità del medico non si esaurisce nella cura clinica: comprende anche la formazione continua e il dialogo con chi lavora ogni giorno al fianco dei pazienti.»
Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria di NextFertility ProCrea, aggiunge una dimensione fondamentale spesso trascurata nel dibattito pubblico — quella psicologica e relazionale:
«Ogni giorno vediamo quanto sia importante non solo curare, ma anche accompagnare le coppie e le persone sul piano umano. Il nostro impegno mira a rafforzare il collegamento tra ricerca, clinica e pratica quotidiana, affinché ogni paziente trovi risposte più chiare e percorsi più accessibili.»
Cosa si può fare: consapevolezza, formazione, accesso alle cure
Affrontare la crisi demografica ticinese richiede interventi su più livelli. Tra i punti su cui il congresso intende portare l’attenzione:
- Informazione e prevenzione: aumentare la consapevolezza sulla fertilità sin dalla giovane età, riducendo il tabù che ancora circonda l’argomento.
- Formazione dei professionisti: aggiornare medici e operatori sanitari sulle ultime evidenze scientifiche in materia di PMA.
- Accessibilità dei percorsi: rendere i trattamenti meno frammentati e più comprensibili per chi li affronta.
- Supporto psicologico: integrare sistematicamente il sostegno emotivo nei percorsi di cura per la fertilità.
Una questione che ci riguarda tutti
I dati demografici del Ticino non sono solo una nota a piè di pagina nei rapporti statistici. Sono il segnale di una trasformazione profonda che investe la struttura della società, i servizi pubblici, la tenuta del sistema pensionistico e la vivacità economica del territorio.
Parlare di infertilità, di natalità e di politiche per la famiglia non significa cedere all’allarmismo: significa prendere sul serio il presente per costruire un futuro più consapevole. Il congresso di Villa Sassa è un passo in questa direzione — piccolo, forse, ma significativo.



