Un colore per rompere il silenzio: la proposta della Faftplus ai Comuni ticinesi
C’è un momento dell’anno in cui le parole rischiano di non bastare più. Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è una di quelle date che impone a istituzioni e cittadini di andare oltre la retorica. Ed è proprio in questa direzione che si muove la Federazione Associazioni Femminili Ticino (Faftplus), con un’iniziativa tanto semplice quanto carica di significato: chiedere a tutti i Comuni del cantone di illuminare di rosso edifici, piazze e monumenti.
Il messaggio è chiaro e diretto. Non si tratta di un semplice vezzo estetico, ma di una scelta politica e culturale: trasformare la luce in un atto di responsabilità collettiva.
I colori come linguaggio civico: un’idea già sperimentata
L’idea non nasce dal nulla. Nel corso degli anni, il territorio ticinese ha già vissuto esperienze simili legate ad altre cause: il rosa del Giro d’Italia che ha colorato strade e palazzi al passaggio della carovana ciclistica, il blu della consapevolezza sull’autismo che ha trasformato luoghi pubblici in strumenti di sensibilizzazione. Questi precedenti dimostrano che l’illuminazione cromatica funziona: parla alle persone, cattura l’attenzione, stimola la riflessione.
Applicare la stessa logica alla lotta contro la violenza di genere significa riconoscere il rosso come simbolo di un impegno che non può aspettare. Un colore che storicamente evoca il sangue versato, il pericolo, l’urgenza — e che in questo contesto diventa uno strumento di denuncia e di speranza.
I numeri dietro l’urgenza: perché serve agire ora
La Faftplus non si limita a proporre un gesto estetico: dietro l’iniziativa c’è la consapevolezza di una realtà che i dati continuano a rendere drammatica. Le donne continuano a essere vittime di violenza e continuano a morire. Una frase che la Federazione sceglie di non ammorbidire, perché ammorbidirla significherebbe ridurne la portata.
Le statistiche sulla violenza di genere, sia a livello svizzero che internazionale, confermano che il problema è tutt’altro che risolto. La violenza domestica, i femminicidi, le molestie fisiche e psicologiche rimangono una piaga sociale che colpisce trasversalmente, indipendentemente da età, provenienza o contesto socioeconomico. E nonostante le campagne di sensibilizzazione, le leggi, i servizi di supporto, il fenomeno persiste con una tenacia che impone risposte sempre più strutturate e visibili.
L’iniziativa “Illuminiamo di rosso i Comuni ticinesi”: come funziona
La proposta operativa è accessibile a qualsiasi realtà comunale, indipendentemente dalle dimensioni o dalle risorse disponibili. I Comuni sono invitati a:
- Illuminare di rosso almeno un edificio pubblico, un monumento o una piazza nella notte del 25 novembre;
- Mantenere l’illuminazione rossa, dove possibile, per l’intera durata dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, che si estendono dal 25 novembre al 10 dicembre;
- Inviare segnalazione alla Faftplus per ottenere visibilità attraverso i canali di comunicazione della Federazione.
Proprio quest’ultimo punto è tutt’altro che secondario. La Faftplus si impegna a raccogliere le adesioni e a dare risalto a ogni singolo Comune che parteciperà, trasformando luci sparse in un unico messaggio corale che attraversa il cantone da nord a sud. Una rete di segnali luminosi che, sommati, diventano una voce collettiva difficile da ignorare.
I 16 giorni di attivismo: una campagna globale che diventa locale
L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale ben definito. I 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere sono una campagna riconosciuta a livello mondiale, lanciata nel 1991 dal Women’s Global Leadership Institute. Ogni anno, dal 25 novembre — giornata dedicata alle donne vittime di violenza — fino al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, milioni di persone e istituzioni in tutto il mondo partecipano con eventi, iniziative e simboli per ribadire che la violenza di genere non è un fatto privato, ma una questione che riguarda l’intera collettività.
Calare questa campagna nel contesto ticinese significa non solo aderire a un movimento globale, ma radicarlo nelle realtà locali. Ogni Comune che illumina il proprio municipio di rosso dice qualcosa di preciso ai propri cittadini: questo problema ci riguarda, siamo qui, non ci voltiamo dall’altra parte.
Oltre il simbolo: la necessità di un cambiamento culturale
La Faftplus è chiara nel non voler ridurre l’iniziativa a un semplice esercizio di stile. L’illuminazione rossa è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Serve, come sottolinea la Federazione, un cambiamento culturale profondo: un percorso che passa dall’educazione, dal linguaggio, dai modelli di relazione che si trasmettono di generazione in generazione.
Rompere il silenzio, non normalizzare la violenza, riconoscere i segnali di pericolo, sostenere chi denuncia: sono tutti tasselli di un mosaico complesso che nessuna legge da sola può completare. La luce rossa serve a ricordarlo, a tenere alta l’attenzione, a impedire che il tema venga archiviato come irrisolvibile.
Un appello aperto: il ruolo dei Comuni ticinesi
L’invito della Faftplus è rivolto a tutti i Comuni del cantone, senza distinzioni politiche o geografiche. Partecipare significa compiere un atto di solidarietà concreta verso le donne vittime di violenza e verso chi ogni giorno lavora per supportarle. Significa anche inviare un segnale alle nuove generazioni: che certe cose non si accettano, che esistono comunità pronte a mobilitarsi.
Il rosso, quella sera, non sarà solo un colore. Sarà una promessa.



