La corona c’è ancora, almeno nelle foto sul sito ufficiale della manifestazione. Ma l’esperienza vissuta da Naima Acosta, giovane ticinese di Savosa che ha trionfato nell’edizione 2025 di Miss Universo Svizzera, ha avuto un sapore amaro ben prima che il suo mandato si concludesse. Il 26 settembre scorso, alla Kursaal Arena di Berna, si è tenuta la finale dell’edizione 2026 del concorso: Naima non era presente. Nessuno l’aveva invitata.
Una finale senza la miss uscente
Non si tratta di una dimenticanza isolata. Naima racconta che già al momento della sua incoronazione, nell’anno precedente, qualcosa era andato storto: a porle la corona non era stata la sua predecessora nel titolo, come da tradizione nei concorsi di bellezza, bensì la direttrice dell’organizzazione svizzera, Lina Poffet. Una pratica che, stando alle verifiche condotte dal quotidiano 20 Minuten, sembrerebbe essere una consuetudine ricorrente nell’organizzazione elvetica del concorso.
«Fino all’ultimo ho sperato di ricevere un invito per la serata finale», ha dichiarato Naima, che ha scelto di raccontare pubblicamente come si è svolta la sua esperienza ora che il vincolo contrattuale con l’organizzazione è scaduto.
Un anno senza supporto: le promesse non mantenute
Al di là dell’episodio della finale, è il bilancio complessivo dei dodici mesi trascorsi sotto la corona a risultare deludente. Prima ancora dell’incoronazione, a Naima era stato prospettato un anno intenso di lavoro e impegni pubblici, tanto da sconsigliarle di portare avanti contemporaneamente lo studio o un’attività in proprio. Lei aveva scelto di dedicarsi completamente all’esperienza.
Eppure, al rientro dalla fase finale mondiale disputata in Thailandia nel novembre scorso, l’organizzazione l’aveva contattata con una comunicazione inaspettata: avrebbe dovuto aspettare fino a gennaio prima di iniziare qualsiasi attività. Una pausa che, a ridosso del periodo natalizio — ideale per visibilità e collaborazioni — appariva quanto meno controproducente. Naima aveva accettato, convincendosi che forse quell’ambiente aveva logiche che lei ancora non conosceva.
«Trova tu gli sponsor»: la doccia fredda di gennaio
A gennaio è arrivata la telefonata dall’organizzazione. Naima si attendeva l’avvio di un percorso strutturato, con eventi pianificati e partnership già avviate. Invece la risposta è stata sorprendente: avrebbe dovuto cercare autonomamente sponsor ed eventi. Il tutto mantenendo però un vincolo contrattuale che imponeva alla direttrice Poffet l’ultima parola su qualsiasi accordo commerciale.
«Non dovrebbe essere compito dell’organizzazione occuparsi di queste cose?», si è chiesta Naima, che alla fine ha smesso di cercare attivamente partner commerciali, frustrata da una dinamica che percepiva come contraddittoria e poco produttiva per le parti coinvolte.
Uno sponsor, del resto, investe su una figura pubblica aspettandosi continuità e rispetto degli accordi. Quando questo non avviene, le collaborazioni si interrompono e la reputazione professionale ne risente.
Il viaggio in Thailandia: economy per la miss, business per la direttrice
Anche il capitolo relativo alla finale mondiale merita attenzione. Naima era riuscita ad ottenere un sostegno economico da uno sponsor che l’aveva contattata già in ottobre. Parte di quel denaro, in base agli accordi con Miss Universo Svizzera, era stato condiviso con l’organizzazione. Con le risorse rimanenti aveva finanziato anche il proprio volo per la Thailandia, acquistando un biglietto in classe economica — mentre la direttrice Poffet viaggiava in business.
A questo si aggiunge la questione del bagaglio: per una competizione di tre settimane che richiede una quantità considerevole di abiti, scarpe e accessori, l’organizzazione aveva garantito la copertura delle spese per sole quattro valigie. Naima ne aveva portate otto, pagando di tasca propria il surplus. Non un caso isolato: la sua compagna di stanza ne aveva portate undici.
Un ambiente caotico: il turnover continuo e la gestione accentrata
Analizzando quanto vissuto, Naima descrive un contesto organizzativo caratterizzato da un ricambio di personale molto elevato: fotografi, truccatrici e figure operative si avvicendano con frequenza, raramente restando per più di un anno. Un segnale che, secondo lei, riflette una difficoltà strutturale legata allo stile di gestione della direttrice.
«Vuole controllare tutto, ma nessuno può farcela da solo. Quando non si delega e non si dà fiducia alle persone, le cose non funzionano», ha spiegato la giovane ticinese. Una criticità che sembrerebbe aver peggiorato le cose nell’edizione successiva: alcune partecipanti all’edizione 2026 avrebbero vissuto un’esperienza ancora più difficile rispetto a quella di Naima, al punto che alcune di loro avrebbero abbandonato il concorso prima del termine.
Chirurgia estetica: una precisazione importante
Naima tiene a fare chiarezza su un punto specifico, emerso nelle ore precedenti alla pubblicazione della sua storia. La direttrice non le ha mai chiesto esplicitamente di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica. Le aveva però domandato se avesse intenzione di modificare alcune parti del suo corpo — come il seno o il naso — e, di fronte alla risposta negativa, non aveva insistito.
Era invece stato raggiunto un accordo per un piccolo intervento odontoiatrico, finanziato da uno sponsor a Zurigo. Anche in questo caso, però, l’appuntamento era saltato per una decisione della direttrice, e la cosa non aveva avuto seguito.
Miss Universo globale vs. organizzazione svizzera: due realtà opposte
Naima è precisa nel distinguere le sue critiche: riguardano esclusivamente la gestione svizzera del concorso, non l’organizzazione internazionale. L’esperienza in Thailandia, sotto il coordinamento della struttura globale di Miss Universo, è stata descritta come eccellente, priva di mancanze. Una distinzione che acquista ancora più peso considerando che l’organizzazione elvetica ha recentemente ampliato il proprio raggio d’azione, gestendo nella stessa serata di Berna anche le selezioni nazionali di Germania ed Etiopia.
Ripartire, con un team vero e tanta consapevolezza
Nonostante tutto, Naima afferma che rifarebbe il percorso. «Da marzo a settembre, prima dell’incoronazione, è stato bello. Quello lo rifarei», dice. Ora che il vincolo contrattuale è concluso, la sua attività nel mondo degli eventi e dei concorsi è ripartita, supportata da un team che crede nel suo progetto.
Un ringraziamento speciale va a tutte le persone che l’hanno sostenuta gratuitamente o senza un vero ritorno economico durante l’anno — parrucchieri, fotografi, social media manager — molte delle quali avevano scelto di aspettare la fine del contratto per poter collaborare liberamente con lei.
La redazione ha contattato l’organizzazione di Miss Universo Svizzera per una replica, ma non ha ricevuto risposta prima della pubblicazione di questo articolo.



