Un aumento più contenuto rispetto agli anni precedenti, ma che non basta a far tirare un sospiro di sollievo alle famiglie ticinesi. Nel 2027 i premi dell’assicurazione malattia di base cresceranno del 3,7% in Ticino, una percentuale inferiore alla media nazionale ferma al 5% e anche al dato dei Grigioni, che segna +4,3%. Eppure, con un premio medio di 519,90 franchi al mese, il Ticino si conferma ancora una volta il cantone con i costi sanitari pro capite più elevati dell’intera Confederazione, superando persino Ginevra — scavalcata già nel 2026.
Un rallentamento che non cancella il peso degli anni scorsi
Il punto è matematicamente semplice: una percentuale più bassa applicata a premi già molto alti si traduce comunque in un esborso aggiuntivo significativo per i cittadini. Gli aumenti consistenti degli ultimi anni non sono svaniti: sono stati incorporati nelle bollette mensili e continuano a pesare sui bilanci familiari. Quasi un ticinese su tre ricorre già al sussidio cantonale (RIPAM), la cassa malati è tra le principali cause di indebitamento nel cantone e le spese pubbliche legate ai morosi sono in crescita preoccupante.
L’associazione dei consumatori ACSI sottolinea come la situazione ticinese presenti due specificità strutturali ben note: un’età media dei pazienti più elevata e una densità di fornitori di prestazioni sanitarie superiore alla media nazionale. A ciò si aggiunge un dato emerso da una recente analisi della SUPSI: le spese per fisioterapia in Ticino sono cresciute del 72% tra il 2017 e il 2023, rispetto al 42% registrato a livello svizzero nello stesso periodo — un primato poco invidiabile.
La politica ticinese chiede fatti, non dichiarazioni
Il Consiglio di Stato ha accolto la notizia del +3,7% come un «segnale incoraggiante», attribuendo il risultato alle misure già adottate: moratorie sui medici specialisti, interventi sulle cure a domicilio e revisioni tariffarie. Ma l’UDC non ci sta e alza la voce.
Il partito ricorda di aver presentato, il 23 settembre 2025, una serie di mozioni mirate a contenere i costi sanitari, intervenendo sull’organizzazione ospedaliera, sull’offerta medica e sull’utilizzo dei pronto soccorso. A distanza di quasi un anno, il Governo cantonale non avrebbe ancora fornito risposta. Per l’UDC, questo silenzio è difficilmente compatibile con l’urgenza dichiarata dallo stesso Esecutivo. Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa è chiamato a trasformare le intenzioni in decisioni concrete, anche sul fronte della pianificazione ospedaliera, ancora in fase di approfondimento senza una scadenza definita.
Le ricette dei partiti federali
Sul piano nazionale, l’annuncio dell’aumento medio del 5% per il 2027 ha riacceso il dibattito politico. Ogni formazione ha avanzato le proprie proposte:
- Partito Socialista: un’iniziativa per garantire due mensilità gratuite all’anno agli adulti e sei ai bambini, finanziata da un’imposta sui redditi elevati e da un lieve aumento dell’imposizione sugli utili aziendali.
- Il Centro: un piano in cinque punti che prevede il trasferimento agli assicurati degli sconti sui farmaci, il rafforzamento delle cure di base, la remunerazione legata alla qualità delle prestazioni, l’introduzione del dossier sanitario digitale e più investimenti nella prevenzione.
- PLR: critica diretta al Centro, accusato di bloccare riforme in Parlamento. La proposta centrale è pagare l’esito delle cure invece del volume dei trattamenti, in un’ottica di «qualità invece di quantità», per eliminare quello che i liberali definiscono «spreco puro», stimato intorno al 30% della spesa sanitaria.
- Verdi: proposta di sostituire i premi pro capite con contributi commisurati al reddito, basandosi su sondaggi che indicano una maggioranza favorevole a questo modello tra la popolazione.
Sindacati, ospedali e assicuratori: serve un’azione comune
L’Unione sindacale svizzera (USS) è netta: i premi hanno ormai raggiunto il limite della sopportabilità per molte famiglie. Attraverso una mozione del proprio presidente Pierre-Yves Maillard, chiede di ancorare per legge un tetto massimo di crescita annua del 3%, con gli aumenti eccedenti coperti da imposte legate al reddito. Secondo l’USS, la situazione attuale è socialmente insostenibile ed economicamente controproducente: chi rinvia le cure per ragioni di costo scarica sui sistemi pubblici costi ben più elevati nel lungo periodo.
L’associazione degli ospedali H+ ricorda che le strutture ospedaliere stanno già facendo la propria parte, spostando prestazioni in ambito ambulatoriale e costruendo reti regionali. Chiede però una transizione coerente e pianificata, non tagli lineari e improvvisati. Gli assicuratori di Prio.swiss invocano invece una collaborazione trasversale tra tutti gli attori — Confederazione, cantoni, fornitori di prestazioni e assicuratori — per rendere operative le riforme già approvate, a partire dal pacchetto di contenimento dei costi e dalla pianificazione ospedaliera cantonale.
Sul fronte istituzionale, il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità, Lukas Engelberger, guarda con fiducia all’introduzione del sistema EFAS dal 2028, che dovrebbe portare un finanziamento uniforme delle prestazioni, ridurre gli incentivi distorti e rafforzare la responsabilità finanziaria dei cantoni.
Un cantone ancora in attesa di risposte concrete
Il rallentamento della crescita dei premi è un segnale positivo, ma rimane insufficiente finché il Ticino continuerà a detenere il primato negativo di cantone più caro della Svizzera. La vera sfida non è percentuale, ma strutturale: interrompere il circolo vizioso degli incentivi che premiano la quantità delle prestazioni a scapito della qualità, governare meglio l’offerta sanitaria e rispondere con tempestività alle proposte di riforma già presenti sul tavolo politico. I cittadini ticinesi non hanno bisogno di «segnali incoraggianti»: hanno bisogno di risultati.



