Lugano cambia, ma la mobilità deve funzionare adesso
I grandi cantieri che stanno ridisegnando Lugano non sono solo una questione urbanistica: ogni scavo, ogni deviazione di percorso e ogni corsia soppressa ricade direttamente sulla vita quotidiana di chi lavora, fa acquisti o si sposta in città. La domanda che emerge con forza non riguarda tanto il futuro, quanto il presente: le alternative all’auto funzionano già oggi, o rischiano di restare promesse in attesa dei grandi progetti?
A fare il punto sarà il CdT Forum «Lugano in cantiere. E il traffico?», in programma mercoledì 7 ottobre al Grand Hotel Villa Castagnola, con la partecipazione di rappresentanti del mondo associativo, del commercio e delle istituzioni locali.
Il nodo dei trasporti pubblici: puntualità prima di tutto
Carlo Lepori, presidente di Cittadini per il territorio del Luganese, individua nella prevedibilità il valore più importante del trasporto pubblico urbano. L’offerta di bus nella zona del Luganese è già capillare, ma il sistema entra in crisi non appena i mezzi si immettono nel traffico cittadino: i ritardi si accumulano, gli orari saltano e l’attrattività del servizio crolla.
«È una spirale difficile da spezzare», spiega Lepori: se i bus perdono puntualità, i pendolari tornano all’automobile, e con più auto in circolazione il traffico peggiora ulteriormente. Al di fuori delle ore di punta il sistema può reggere, ma è proprio nei momenti di picco — quando la certezza dell’orario di arrivo è essenziale per raggiungere il lavoro o un appuntamento — che il mezzo pubblico mostra le sue crepe.
La soluzione, secondo Lepori, richiede una decisione politica scomoda ma necessaria: assegnare ai bus corsie riservate, sottraendo spazio alle automobili. Senza questa misura strutturale, aumentare il numero di corse o di linee non produce risultati concreti.
Biciclette e tram-treno: infrastrutture prima, utenti poi
Lo stesso principio vale per la mobilità ciclistica. Secondo Lepori, le persone scelgono la bicicletta solo se dispongono di percorsi sicuri, riconoscibili e fisicamente separati dal traffico veicolare. Una pista ciclabile ben segnalata ma costretta a condividere spazi stretti con auto e bus non convince nessuno a lasciare la propria vettura in garage.
Sul futuro tram-treno, l’analisi è altrettanto diretta: se il mezzo non disporrà di un sedime proprio, rischia di finire nelle stesse code che oggi rallentano i bus. Lepori riconosce che la rete di mobilità alternativa va resa credibile già prima dell’entrata in esercizio del tram-treno, prevista attorno al 2035. I parcheggi di interscambio (Park&Ride) possono aiutare, ma solo se garantiscono costi accessibili, puntualità e assenza di stress da parcheggio. La contraddizione di fondo rimane: convincere una comunità di automobilisti a cambiare abitudini richiede una volontà politica difficile da costruire e da mantenere nel tempo.
La voce dei commercianti: il centro deve sembrare aperto, non assediato
Andrea Colombo, del comitato della Società commercianti Lugano e titolare di un negozio in Largo Pestalozzi, porta una prospettiva diversa ma complementare. Per chi gestisce un’attività in centro, la priorità è evitare che i cantieri trasformino il cuore della città in un luogo da evitare nell’immaginario collettivo.
«Il rischio più grande non è fisico, ma psicologico», sostiene Colombo. Se la comunicazione pubblica si concentra sulle difficoltà di accesso, il cliente potenziale rinuncia prima ancora di provarci. Al contrario, il messaggio da trasmettere è che il centro resta raggiungibile, che i negozi sono aperti e che c’è un modo per arrivarci.
Accessibilità, in questo senso, non significa necessariamente avere un parcheggio sotto la vetrina: include la chiarezza dei percorsi pedonali, la segnaletica, la visibilità delle attività commerciali anche dietro le recinzioni di cantiere.
Le recinzioni come strumento di comunicazione
Colombo solleva un punto spesso trascurato: le barriere di cantiere tendono a comunicare solo il nome dell’impresa costruttrice, oscurando i negozi e i servizi che si trovano nelle immediate vicinanze. La proposta è di ripensare queste strutture come spazi informativi per i pedoni, con indicazioni sui percorsi alternativi, sulla presenza delle attività commerciali e sulle modalità di accesso.
- Inserire nei bandi di gara obblighi di decorazione e segnaletica rivolta ai passanti
- Garantire visibilità ai commercianti penalizzati dalla chiusura temporanea di accessi
- Prevedere compensazioni o parcheggi provvisori quando vengono eliminati stalli esistenti
Su quest’ultimo punto, Colombo è esplicito: quando i lavori fanno sparire decine di posti auto, la città dovrebbe attivarsi per reperirne di equivalenti nelle vicinanze, almeno in forma temporanea. Il ragionamento non è una difesa acritica dell’automobile, ma una presa d’atto della realtà: chi deve compiere più commissioni in luoghi diversi, o trasportare merci, spesso non può fare a meno di un veicolo proprio.
Un piano viario che sappia correggersi
Colombo esprime inoltre riserve sull’attuale riassetto della viabilità cittadina, che a suo avviso ha reso più complicati alcuni itinerari per pedoni e ciclisti, pur non avendo ridotto la presenza delle automobili. Il problema, sottolinea, è anche culturale: ammettere che una scelta non ha prodotto i risultati attesi ed essere disposti a modificarla richiede un’umiltà istituzionale non sempre presente.
«Un sistema viario non può essere definitivo», afferma. Cantieri, flussi e abitudini cambiano, e la pianificazione della mobilità deve essere abbastanza flessibile da adattarsi.
Due punti di vista, un’unica esigenza
Le posizioni di Lepori e Colombo partono da angolazioni diverse — l’una più orientata alla mobilità sostenibile, l’altra alla vitalità commerciale — ma convergono su un’esigenza comune: la mobilità deve funzionare nella vita di tutti i giorni, non solo sulla carta dei grandi progetti. Spazio e priorità per i mezzi pubblici da un lato, accessibilità garantita e comunicazione efficace dall’altro.
Il dibattito si approfondirà al CdT Forum del 7 ottobre, dove interverranno anche la consigliera comunale Raide Bassi e la municipale Karin Valenzano Rossi. Un’occasione per capire se Lugano riuscirà a trasformare i suoi cantieri in un’opportunità, anziché in un ostacolo.



