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Paride Pelli lascia il Corriere del Ticino dopo trent’anni: «La curiosità non cambia, il futuro inizia ora»

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Un ciclo lungo trent’anni che si chiude senza rimpianti, ma con la soddisfazione di chi sa di aver dato il massimo. Paride Pelli si congeda dal Corriere del Ticino, il quotidiano che lo ha accolto nel 1996 ancora studente e che lo ha visto crescere fino al ruolo di direttore responsabile, incarico ricoperto per sei anni. Una decisione ponderata, condivisa con la proprietà, e vissuta come un’opportunità più che come una fine.

Una scelta maturata nel tempo

Non c’è stata rottura, né tensione alla base della decisione. Pelli racconta di aver percepito con chiarezza il momento giusto per voltare pagina: a cinquant’anni, in piena forma, con ancora tanta energia da investire. Il confronto con il presidente Fabio Soldati è avvenuto in modo naturale, e i tempi di uscita sono stati stabiliti di comune accordo. «Non lascio per fermarmi», tiene a precisare. «Voglio la libertà di scegliere cosa fare».

La direzione di un giornale è, per sua natura, un lavoro totalizzante. La testata non si spegne mai, e con essa non si spegne mai neppure la responsabilità di chi la guida. In sei anni Pelli ha accompagnato i lettori attraverso eventi storici di portata enorme: la pandemia da Covid-19, i conflitti internazionali, la morte improvvisa del sindaco di Lugano Marco Borradori, fino alla recente tragedia di Crans-Montana. «La responsabilità logora», ammette con onestà. «Ma a me non è mai mancato l’entusiasmo. E quando viene meno quello, è davvero il momento di fermarsi».

Trent’anni di giornalismo: da carta stampata all’intelligenza artificiale

Quando Pelli entrò per la prima volta in redazione, nel 1996, il Corriere del Ticino esisteva esclusivamente in versione cartacea. Oggi una redazione moderna produce contenuti ventiquattro ore su ventiquattro, attraverso piattaforme digitali, social media e format multimediali. Una trasformazione radicale che ha investito tempi, strumenti e il rapporto stesso con il pubblico.

Il cambio più significativo, a suo avviso, non riguarda la tecnologia in sé, ma il rapporto con l’informazione. Trent’anni fa il problema era trovare le notizie. Oggi è selezionarle: distinguere il vero dal falso, il rilevante dal superfluo, in un flusso che non si interrompe mai. I social hanno accelerato questo processo in modo esponenziale, e l’intelligenza artificiale rappresenta l’ultima frontiera con cui il giornalismo deve confrontarsi, senza ingenuità ma anche senza timori preconcetti.

«Il valore di un giornale non può più essere soltanto quello di dare una notizia per primo», osserva Pelli. «Deve essere quello di aiutare il lettore a capire cosa conta e perché». Una visione che richiama un giornalismo di servizio, capace di orientare più che di travolgere.

La sfida sociale: fiducia e dialogo in crisi

Tra le preoccupazioni che Pelli porta con sé al momento del congedo, una è particolarmente sentita: la perdita di fiducia collettiva. Nelle istituzioni, nella politica, nei media, persino nella scienza. Una tendenza che rende il ruolo dell’informazione ancora più delicato e, al tempo stesso, più necessario.

«Non dobbiamo dire alle persone cosa pensare», afferma con convinzione. «Dobbiamo dare loro gli strumenti migliori per pensare con la propria testa». Una posizione che si traduce anche in una precisa visione editoriale: un giornale deve essere indipendente, ma non neutrale. Deve avere il coraggio di prendere posizione, pur garantendo rigore nel racconto dei fatti.

Il Ticino: piccolo abbastanza da conoscersi, aperto abbastanza da guardare oltre

Il contesto ticinese, con la sua scala ridotta e la sua dimensione umana, rimane per Pelli un valore autentico. Le istituzioni sono accessibili, le persone si incontrano, il rapporto tra giornale e comunità è diretto. Ma questa vicinanza comporta anche una responsabilità in più: saper tenere separati i legami personali dal ruolo professionale. La sfida, dice, è non scivolare nel provincialismo.

Per quanto riguarda le nuove generazioni, il consiglio è chiaro: non inseguirle artificiosamente. I giovani riconoscono immediatamente quando qualcuno cerca di parlare la loro lingua senza conoscerla davvero. Meglio occuparsi dei temi che li riguardano, con linguaggi autentici, senza sacrificare l’autorevolezza.

La squadra: il vanto più grande

Se gli si chiede qual è la scelta di cui va più fiero come direttore, Pelli non ha dubbi: la squadra. Vedere crescere i giovani, dare spazio ai talenti, costruire una redazione capace di camminare con le proprie gambe. La transizione alla guida del quotidiano sarà affidata a Gianni Righinetti, vicedirettore con cui ha lavorato a strettissimo contatto negli ultimi anni e di cui esprime stima piena.

La sua carriera al Corriere è stata un percorso progressivo attraverso quasi tutti i ruoli della testata: dalla cronaca di Lugano allo sport, dagli inviati internazionali — fino alle Olimpiadi di Londra 2012 — alla direzione del digitale e del settimanale Ticino7, fino alla guida della newsroom integrata dal 2018, nata grazie all’impulso del direttore generale Alessandro Colombi.

Arte e nuovi orizzonti: Arte50 a Cureglia

Il futuro di Pelli si disegna attorno a due anime complementari. La prima è quella dell’arte: una passione che non ha mai abbandonato, ereditata da un nonno collezionista e da una madre scrittrice con un’intensa sensibilità culturale. Da circa vent’anni costruisce una collezione personale di opere moderne e contemporanee, che ha trovato casa a Cureglia nell’ex filiale di una banca trasformata in spazio espositivo: Arte50. La prima mostra pubblica è prevista per dicembre, primo passo di un vero programma espositivo.

La seconda anima è quella professionale: trent’anni di competenze nel giornalismo, nella comunicazione, nella gestione di persone e progetti non si accantonano. Pelli è aperto a collaborazioni e consulenze, a patto che siano stimolanti. Non esclude nemmeno un futuro contatto con il Corriere del Ticino, naturalmente in forma diversa.

«Il giornalismo legge il mondo attraverso i fatti e le parole. L’arte lo fa attraverso immagini, materie, gesti», riflette. «Sono linguaggi diversi, ma entrambi ci costringono a guardare la realtà da una prospettiva nuova». Una continuità nella curiosità, più che una rottura. E quella curiosità, assicura, non è mai venuta meno. Il futuro, per Paride Pelli, comincia dal presente.

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