Chi sono i NEET e perché riguardano anche il Ticino
C’è una categoria di giovani che spesso rimane invisibile al dibattito pubblico: i cosiddetti NEET, acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment, or Training. Si tratta di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 29 anni che non frequentano corsi scolastici o formativi, non hanno un impiego e non seguono alcun percorso di qualificazione professionale. Un limbo esistenziale che, lungi dall’essere un fenomeno lontano, interessa in misura significativa anche la Svizzera e, in particolare, il Canton Ticino.
A livello nazionale, si stima che circa il 9% dei giovani rientri in questa categoria: quasi uno su undici. Ma in Ticino la situazione appare ancora più critica: alcune analisi cantonali indicano percentuali che superano il 15-16%, il che significa potenzialmente un giovane su sei in condizione di inattività. Dati che non fanno rumore, ma che pesano sulla coesione sociale e sul futuro di intere comunità.
L’interrogazione dell’Alternativa di Mendrisio
A portare il tema all’attenzione delle istituzioni locali è l’Alternativa di Mendrisio, che ha depositato un’interrogazione al Municipio con prima firmataria Sara Häuptli. Il documento descrive il fenomeno come un’emergenza sociale reale, che non occupa le prime pagine dei giornali, ma si sviluppa in modo silenzioso all’interno delle famiglie e nelle biografie di giovani rimasti ai margini.
Nella sola Mendrisio, secondo gli interroganti, i giovani coinvolti potrebbero essere «decine, se non centinaia». Il punto centrale del documento non è soltanto denunciare una situazione preoccupante, ma sollecitare una risposta politica strutturata, che vada oltre la semplice gestione delle emergenze quando queste si manifestano in modo acuto.
Le conseguenze di un fenomeno sottovalutato
Restare a lungo in una condizione di inattività non è senza conseguenze. L’Alternativa elenca con chiarezza i rischi connessi al fenomeno NEET:
- Perdita progressiva di competenze e capitale umano
- Dipendenza crescente dai sistemi di sostegno pubblico
- Maggiore vulnerabilità sul piano psicologico
- Indebolimento della coesione sociale nella comunità
- Costi sociali più elevati per la collettività nel lungo periodo
Non si tratta, viene sottolineato, di una categoria astratta o di una statistica fine a sé stessa. Sono persone reali che rischiano di restare escluse dai circuiti dell’autonomia, della partecipazione civica e della dignità professionale. Per questo, «reagire» quando i casi esplodono non è sufficiente: serve una visione politica chiara e preventiva.
Il ruolo del tessuto economico locale
Uno degli aspetti più interessanti dell’interrogazione riguarda il coinvolgimento delle imprese. Gli interroganti evidenziano come le aziende del territorio non siano soltanto luoghi di inserimento lavorativo, ma possano diventare ambienti formativi a tutti gli effetti, capaci di influenzare positivamente il percorso di vita dei giovani più fragili.
Da qui la domanda rivolta al Municipio: in che misura il Comune può attivare, incentivare o coordinare collaborazioni con il mondo produttivo locale, affinché le imprese diventino protagoniste attive nelle politiche di contrasto all’inattività giovanile? L’idea è quella di trasformare il tessuto economico da semplice datore di lavoro a partner istituzionale nella costruzione di opportunità.
Le richieste concrete al Municipio
L’interrogazione si chiude con una serie di quesiti precisi e propositivi rivolti all’Esecutivo comunale. In sintesi, vengono chiesti:
- Dati aggiornati sull’entità e sull’evoluzione del fenomeno NEET a livello locale
- Un quadro delle misure già attive per prevenire l’inattività giovanile a Mendrisio
- Informazioni sull’esistenza di programmi di accompagnamento strutturati o collaborazioni con enti formativi
- La disponibilità a promuovere il coinvolgimento delle aziende locali nella creazione di stage, tirocini e opportunità formative
- La possibilità di istituire un tavolo comunale o intercomunale dedicato specificamente al tema dei giovani NEET
Quest’ultima proposta è particolarmente significativa: un tavolo permanente consentirebbe di affrontare il problema in modo coordinato, superando le logiche emergenziali e costruendo risposte condivise tra Comuni, aziende, scuole e servizi sociali.
Una questione di responsabilità collettiva
Il messaggio dell’Alternativa di Mendrisio è chiaro: occuparsi dei giovani NEET non è una scelta politica opzionale, ma una responsabilità che investe l’intera comunità. Prevenire, accompagnare e investire sono le parole chiave di un approccio che guarda al futuro, anziché limitarsi a tamponare le situazioni di crisi.
In un contesto come quello ticinese, dove le percentuali di inattività giovanile superano la media nazionale, attendere che il problema si autorisolvesse significherebbe accettare che intere generazioni rimangano escluse. L’iniziativa di Mendrisio rappresenta un segnale politico importante: il silenzio attorno a questi giovani non deve diventare indifferenza istituzionale.



