Trump contro Axios: «Non ho offerto nulla all’Iran»
In un clima diplomatico sempre più teso, Donald Trump ha preso pubblicamente le distanze da alcune indiscrezioni pubblicate dal sito americano Axios, secondo cui avrebbe proposto a Teheran un allentamento delle sanzioni e lo sblocco di fondi congelati in cambio di aperture negoziali. Il presidente americano ha definito la notizia una «bufala», attaccando direttamente la testata e parlando di una vera e propria «ossessione patologica per Trump» da parte dei media.
Le sue parole arrivano in un momento delicato, con i negoziati indiretti tra Washington e Teheran ancora in corso attraverso la mediazione del Qatar. Una smentita netta, dunque, che non chiude però la porta al dialogo, ma chiarisce — almeno secondo la versione ufficiale americana — che nessuna concessione formale è stata ancora avanzata.
Il ruolo del Qatar e la questione dello Stretto di Hormuz
Al centro delle trattative diplomatiche c’è una questione strategicamente cruciale: lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, presente a New York, ha spiegato come i mediatori qatarioti abbiano già presentato alcune proposte alle parti, e che la risposta finale degli Stati Uniti sarebbe dovuta arrivare tramite lo stesso canale entro martedì (ora locale).
Sul tema è intervenuto anche il segretario di Stato Marco Rubio, che in un’intervista televisiva ha precisato che lo Stretto rimane aperto, con l’unica eccezione del petrolio iraniano. Rubio ha poi tracciato un quadro economico molto negativo dell’Iran, descrivendo il paese come «esausto» dal peso delle sanzioni americane e con un’economia che si starebbe avviando rapidamente verso il collasso.
A rendere il quadro ancora più instabile, l’agenzia iraniana Irna ha segnalato che sull’isola di Qeshm, nel sud dell’Iran, è stata udita un’esplosione proveniente dal mare. La notizia è rimbalzata su diversi media regionali, senza che siano stati forniti dettagli ufficiali sull’accaduto.
Cisgiordania: notte di violenze tra coloni e forze israeliane
Mentre sul fronte diplomatico si negoziano spazi di dialogo, sul terreno la situazione in Cisgiordania continua a deteriorarsi. Nella notte sono emersi episodi gravi in più villaggi della regione.
Nel villaggio di Jalud, nella Cisgiordania centrale, circa cento coloni si sono scontrati con le forze di sicurezza israeliane. I militari erano intervenuti per dare esecuzione a un’ordinanza dell’Alta Corte di Giustizia israeliana, che imponeva lo sgombero di tre abitazioni palestinesi occupate abusivamente dai coloni a luglio. Gli scontri hanno portato all’arresto di due coloni e all’incendio di alcune case. Secondo quanto riportato dai media locali, le forze dell’ordine stavano ancora incontrando difficoltà nel mettere in sicurezza l’area per consentire il rientro delle famiglie palestinesi nelle proprie abitazioni.
La violenza non si è fermata a Jalud. Durante la stessa notte si sono registrati altri due episodi:
- Nel villaggio di Qaryut, nella Cisgiordania settentrionale, coloni israeliani avrebbero fatto irruzione aggredendo e ferendo una donna anziana.
- Ad al-Mughayyir, una bottiglia incendiaria è stata lanciata contro la finestra di una casa mentre la famiglia vi dormiva all’interno. Per fortuna non si segnalano feriti.
Questi episodi alimentano il dibattito internazionale sulla capacità — o volontà — delle autorità israeliane di contenere le azioni dei coloni più radicali nei territori occupati.
Il caso Shin Bet: Bar contro Netanyahu
In Israele si apre un nuovo fronte politico e giudiziario. L’ex direttore dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, Ronen Bar, ha annunciato l’intenzione di denunciare per diffamazione il primo ministro Benjamin Netanyahu.
Al centro della disputa ci sono le dichiarazioni di Netanyahu, secondo cui Bar sarebbe stato a conoscenza di una minaccia concreta di attentato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2023, ma avrebbe deliberatamente scelto di non informare il premier. Bar ha respinto con forza questa versione, affermando di aver avvertito Netanyahu di un pericolo imminente di «proporzioni senza precedenti» e che il premier avrebbe ignorato quegli allarmi.
L’ex direttore ha anche chiesto la desecretazione di documenti e testimonianze relativi alle informazioni trasmesse a Netanyahu prima del 7 ottobre 2023, la data dell’attacco di Hamas che ha segnato una svolta tragica nella storia recente del conflitto israelo-palestinese. Una richiesta che, se accolta, potrebbe riaprire un capitolo politicamente esplosivo sull’adeguatezza della risposta istituzionale israeliana a quell’attacco.
Un Medio Oriente sospeso tra diplomazia e violenza
Le notizie delle ultime ore restituiscono l’immagine di una regione che oscilla faticosamente tra tentativi diplomatici e fiammate di violenza. Da un lato, i canali negoziali tra Iran e Stati Uniti restano aperti — seppur attraverso la mediazione qatariota — e la questione dello Stretto di Hormuz rimane al centro di un delicato equilibrio energetico globale. Dall’altro, le violenze in Cisgiordania e le tensioni politiche interne a Israele testimoniano quanto sia fragile la stabilità dell’intera area.
Nei prossimi giorni sarà decisiva la risposta ufficiale americana alla proposta iraniana: un segnale che potrà determinare se si aprirà una nuova fase negoziale o se la tensione tornerà ad alzarsi pericolosamente.



