Quando il sistema a compartimenti stagni lascia soli i cittadini
Chi si trova ad affrontare una malattia prolungata, un diniego dell’assicurazione invalidità o la perdita del lavoro sa bene quanto il sistema di protezione sociale possa sembrare frammentato e difficile da navigare. Ogni ente ha le proprie regole, i propri tempi, i propri criteri. E tra un ufficio e l’altro, tra una prestazione che finisce e un’altra che non ancora inizia, si aprono vuoti in cui le persone rischiano di restare sole.
È partendo da questa realtà concreta che tre deputati del Gran Consiglio ticinese hanno presentato una mozione volta a costruire un percorso sociale coordinato per i casi più complessi. Firmatari dell’atto parlamentare sono Giovanni Albertini (Avanti con Ticino&Lavoro), Amalia Mirante ed Evaristo Roncelli.
L’origine della proposta: i dati che mancano
La mozione prende spunto da una risposta del Consiglio di Stato a una precedente interrogazione parlamentare, datata 23 settembre. In quella sede il Governo cantonale ha ammesso di non disporre di dati sistematici che permettano di tracciare il percorso delle persone tra le diverse prestazioni sociali. Non si sa, ad esempio, quante persone finiscano per richiedere l’assistenza sociale dopo che la loro domanda all’assicurazione invalidità è stata respinta.
Per i promotori della mozione, non si tratta di dimostrare l’esistenza di un trasferimento automatico di oneri da un sistema all’altro, ma di raccogliere le informazioni minime indispensabili per individuare eventuali criticità e intervenire in modo mirato.
Il paradosso della capacità lavorativa residua
Uno dei nodi centrali sollevati dalla mozione riguarda la valutazione della capacità lavorativa. L’Ufficio dell’assicurazione invalidità (UAI) determina la possibilità teorica di impiegare le capacità residue di una persona facendo riferimento a un mercato del lavoro considerato idealmente in equilibrio, indipendentemente dall’effettiva disponibilità di posti di lavoro adeguati sul territorio.
Il risultato pratico è che una persona può essere giudicata «in grado di lavorare» pur senza riuscire concretamente a trovare un’occupazione compatibile con le proprie condizioni di salute. Come sottolineano i firmatari: essere considerati abili al lavoro non equivale automaticamente a trovare un impiego. Questo scarto tra valutazione teorica e realtà del mercato genera situazioni di grande difficoltà, in cui le persone perdono il diritto a una prestazione ma non riescono ad accedere a un reddito alternativo.
Cosa prevede la mozione: sportello unico e referente di percorso
La proposta non punta a creare una nuova assicurazione né un nuovo ufficio burocratico. L’obiettivo è piuttosto costruire una rete di coordinamento tra gli strumenti già esistenti, articolata su più livelli:
- Sportello unico fisico e digitale, come punto di accesso e orientamento per chi si trova in una fase di transizione tra sistemi diversi;
- Guida cantonale alle procedure, per rendere più comprensibili i percorsi burocratici a chi deve affrontarli in momenti di fragilità;
- Protocollo condiviso tra gli enti coinvolti, con responsabilità e tempi definiti per ogni passaggio tra un sistema e l’altro;
- Avvio anticipato del coordinamento nei casi prevedibili, prima ancora che una prestazione cessi, per evitare interruzioni nella presa in carico;
- Referente di percorso per le situazioni più delicate, una figura che accompagni la persona fino al momento in cui il servizio successivo è effettivamente operativo, senza sovrapporsi alle competenze degli enti e nel rispetto della privacy.
La mozione chiede inoltre di rafforzare il raccordo operativo tra l’UAI, l’Ufficio regionale di collocamento (URC) e gli altri servizi competenti, in particolare quando una persona ha ancora una capacità lavorativa residua ma incontra serie difficoltà nel reinserimento professionale.
Ascolto, auto-aiuto e monitoraggio: il modello integrato
Accanto agli strumenti amministrativi, la proposta prevede anche il potenziamento di strumenti volontari di ascolto, sostegno tra pari e auto-aiuto. Si tratta di risorse complementari, che non intendono sostituire le cure psicologiche, psicoterapeutiche o psichiatriche professionali, ma affiancarle nei momenti di transizione.
Sul versante della conoscenza, la mozione chiede di avviare un monitoraggio sistematico delle transizioni tra le diverse prestazioni sociali, sfruttando anche i futuri dati cantonali messi a disposizione dall’Ufficio federale di statistica. Prima di procedere a eventuali modifiche strutturali, si propone di lanciare una fase pilota su un numero definito di casi, al termine della quale il Governo dovrà riferire al Gran Consiglio sui risultati ottenuti, sui costi e sui benefici, nonché sulle possibili revisioni organizzative o legislative da introdurre.
La logica di percorso contro la logica per enti
La filosofia che ispira l’intera proposta è riassunta efficacemente dagli stessi firmatari: per l’amministrazione pubblica esistono uffici distinti, competenze separate, assicurazioni diverse. Ma per chi attraversa un momento di difficoltà, il vissuto è uno solo, continuo, indivisibile.
Passare da una logica per enti a una logica di percorso significa riconoscere che la frammentazione istituzionale non deve tradursi in abbandono della persona. Significa che le istituzioni devono parlarsi, coordinarsi e assumersi la responsabilità collettiva di non lasciare nessuno in una zona grigia priva di tutele.
La mozione, se accolta dal Gran Consiglio, potrebbe rappresentare un passo concreto verso un welfare ticinese più capace di seguire le persone lungo tutto il loro percorso, non solo dentro i confini di ciascun singolo ufficio.



