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Scuola ticinese in difficoltà: i dati PISA 2025 accendono il dibattito politico

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I dati PISA 2025 e le preoccupazioni per la scuola ticinese

I risultati dell’ultima edizione dello studio PISA 2025 hanno riportato al centro del dibattito pubblico ticinese la qualità del sistema scolastico cantonale. I punteggi ottenuti dai quindicenni residenti nel Cantone mostrano una flessione rispetto alla rilevazione precedente del 2022, e questo dato non è passato inosservato in seno al Gran Consiglio.

A portare formalmente la questione all’attenzione dell’Esecutivo è stato il deputato Andrea Giudici, esponente dell’UDC, con un’interpellanza rivolta al Consiglio di Stato. Un atto parlamentare che pone domande precise e chiede risposte concrete su cause, responsabilità e possibili rimedi.

I numeri: quanto sono calati i punteggi?

I dati citati nell’interpellanza parlano chiaro. I quindicenni ticinesi hanno ottenuto:

  • 492 punti in matematica, con una flessione di quasi 23 punti rispetto al 2022;
  • 470 punti in lettura, in calo di oltre 24 punti;
  • 492 punti in scienze, con una riduzione di circa 16 punti.

È la lettura la disciplina che desta maggiore allarme. Non tanto per il punteggio assoluto, quanto per la variazione nella distribuzione degli studenti nei livelli di competenza. La percentuale di allievi che non supera il livello 2 — una soglia considerata indicativa del possesso di competenze di base minime — è passata dal 16,4% del 2015 al 27,2% nel 2025. In poco più di un decennio, la quota di studenti con difficoltà significative nella comprensione dei testi è quasi raddoppiata.

È importante precisare, come fa l’interpellanza stessa, che restare sotto il livello 2 non equivale all’analfabetismo, ma indica comunque l’incapacità di svolgere compiti di lettura e comprensione considerati fondamentali per la vita quotidiana e la prosecuzione degli studi.

Le domande al Governo: cause, risorse e misure

L’interpellanza di Giudici non si limita a fotografare la situazione, ma chiede al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di fornire una lettura articolata dei risultati. In particolare, il deputato pone quesiti su più livelli:

  • Quali sono, secondo il Dipartimento, le cause principali del peggioramento?
  • Che ruolo giocano fattori come la lingua parlata in famiglia, la condizione socioeconomica, l’età in cui un allievo è arrivato in Svizzera e il suo percorso scolastico precedente?
  • Qual è il bilancio delle risorse investite nel sostegno linguistico e pedagogico?
  • Quali misure concrete e verificabili intende adottare il Consiglio di Stato, in particolare per ridurre la quota di studenti al di sotto della soglia minima di competenza nella lettura?

L’approccio dell’interpellanza è dunque duplice: da un lato si riconosce che il calo ticinese si inserisce in una tendenza internazionale, documentata in molti altri Paesi partecipanti al programma OCSE; dall’altro si sottolinea che questa contestualizzazione non può esimere il Cantone da un’analisi critica del proprio sistema educativo e da eventuali interventi correttivi.

Un tema che attraversa i partiti

Il fatto che l’allarme non provenga da un unico schieramento politico è significativo. Accanto all’interpellanza dell’UDC, è stata depositata anche un’interrogazione congiunta da parte di Giuseppe Cotti (Centro) e Aron Piezzi (PLR), che invitano il Governo a una riflessione di più ampio respiro sulle priorità della scuola ticinese.

L’interesse trasversale dimostra che il tema non è percepito come strumentale a una battaglia ideologica, ma come una questione concreta che riguarda il futuro di migliaia di giovani e la capacità del Cantone di garantire standard formativi adeguati. La convergenza tra partiti di centrodestra e centro suggerisce che le preoccupazioni siano condivise al di là delle differenze programmatiche.

Il contesto: PISA e le sfide dell’istruzione contemporanea

Lo studio PISA — acronimo di Programme for International Student Assessment — viene condotto ogni tre anni dall’OCSE e misura le competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze in decine di Paesi del mondo. È uno degli strumenti più utilizzati per confrontare i sistemi educativi a livello internazionale e per monitorarne l’evoluzione nel tempo.

L’edizione 2022 aveva già registrato un calo generalizzato in molti Paesi, in parte attribuito agli effetti della pandemia da Covid-19 sulle attività scolastiche. I dati del 2025, ora disponibili, mostrano che in diversi contesti — tra cui il Ticino — il recupero non è avvenuto, anzi in alcuni ambiti la situazione è ulteriormente peggiorata.

Questo solleva interrogativi strutturali: quanto pesano le difficoltà linguistiche legate a popolazioni studentesche sempre più eterogenee? Quanto incide la composizione socioeconomica delle famiglie? E in che misura le politiche di integrazione scolastica riescono a colmare i divari?

Cosa succede ora?

Il Consiglio di Stato dovrà rispondere formalmente all’interpellanza di Giudici e all’interrogazione di Cotti e Piezzi. Le risposte dell’Esecutivo saranno decisive per capire se il Governo ha già in corso analisi interne sui risultati PISA e se sono previsti interventi a breve termine, oppure se il dibattito è ancora nella fase della diagnosi.

Quel che è certo è che la scuola ticinese è sotto osservazione. I numeri forniti dal programma PISA offrono uno specchio imparziale, e la politica cantonale sembra intenzionata a non distogliere lo sguardo.

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