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Sentenza sul Procuratore generale Pagani: i deputati ticinesi accusano l’Ufficio Presidenziale di abuso d’autorità

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La denuncia di Pronzini e Sergi: «È un abuso d’autorità»

Una nuova lettera formale indirizzata all’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio ticinese. I deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi sono tornati a farsi sentire questa mattina — 29 settembre 2026 — con toni netti e diretti. Al centro della loro critica c’è un’omissione che, a loro giudizio, non è semplice dimenticanza amministrativa, ma un vero e proprio abuso d’autorità: la mancata trasmissione ai parlamentari della sentenza emessa dal Consiglio della Magistratura in relazione alla segnalazione presentata nei confronti del Procuratore generale Andrea Pagani.

Un atto che, secondo i due deputati, contraddice in modo palese quanto lo stesso Ufficio Presidenziale aveva stabilito in precedenza, attraverso una procedura concordata e formalmente comunicata.

Il precedente del gennaio 2025: una procedura già definita

Il punto di partenza della contestazione è una comunicazione risalente al 23 gennaio 2025, elaborata proprio dall’Ufficio Presidenziale a seguito di un’iniziativa del Gruppo MPS. In quell’occasione, dopo un esame approfondito delle normative vigenti — in particolare dell’articolo 158, capoversi 1 e 2 della Legge sul Gran Consiglio (LGC) — era emersa con chiarezza la necessità di garantire a tutti i membri del parlamento cantonale l’accesso alle sentenze del Consiglio della Magistratura.

La procedura stabilita all’epoca prevedeva tre elementi fondamentali:

  • Notifica via e-mail a tutti i deputati ogni volta che venisse comunicata una sentenza del Consiglio della Magistratura o della Commissione di ricorso sulla magistratura.
  • Accesso su richiesta: ciascun parlamentare avrebbe potuto richiedere una copia della sentenza — in formato elettronico o cartaceo — direttamente ai Servizi del Gran Consiglio.
  • Anonimizzazione delle sentenze nei casi in cui fosse necessario tutelare i dati sensibili di terze persone coinvolte.

Questa procedura, va sottolineato, era stata elaborata nel pieno rispetto del segreto d’ufficio al quale i deputati sono vincolati, così come previsto dall’articolo 54 della LGC e dall’articolo 320 del Codice penale. Insomma, un equilibrio già trovato tra trasparenza istituzionale e protezione dei dati.

Cosa è successo con la sentenza su Pagani

Nonostante questa procedura fosse stata formalmente introdotta e comunicata, la sentenza più recente del Consiglio della Magistratura — quella che riguarda la segnalazione nei confronti del Procuratore generale Andrea Pagani — non sarebbe stata trasmessa ai membri del Gran Consiglio seguendo il percorso concordato.

Secondo Pronzini e Sergi, si tratta di un’irregolarità che non può essere tollerata. Non solo perché viola le norme di trasparenza verso i parlamentari, ma perché contraddice una decisione adottata dallo stesso Ufficio Presidenziale. In altre parole, l’istituzione avrebbe disatteso le proprie stesse regole, il che — nell’ottica dei due deputati — configura un comportamento istituzionalmente scorretto e, appunto, abusivo.

La richiesta formale: trasmettere subito il documento

Nella loro lettera, Pronzini e Sergi non si limitano a criticare. Formulano una richiesta precisa e urgente: l’Ufficio Presidenziale deve provvedere senza ulteriori indugi alla trasmissione della sentenza del Consiglio della Magistratura al Plenum del Gran Consiglio, ovvero a tutti i deputati ticinesi.

Il tono della comunicazione è volutamente formale e perentorio, a sottolineare come i due parlamentari considerino questa vicenda non un semplice disguido burocratico, ma una questione di principio che tocca il funzionamento democratico e trasparente delle istituzioni cantonali.

Il contesto: il ruolo del Consiglio della Magistratura

Il Consiglio della Magistratura è l’organo di vigilanza sulla magistratura ticinese. Ha il compito di esaminare le segnalazioni di comportamenti scorretti o irregolari da parte di giudici e pubblici ministeri. Quando emette una sentenza, questa ha una rilevanza istituzionale significativa, in quanto tocca il funzionamento della giustizia cantonale.

La trasparenza nei confronti del parlamento in questi casi è essenziale: il Gran Consiglio ha un ruolo di controllo democratico sull’operato delle istituzioni, inclusa la magistratura. Che i deputati possano accedere alle sentenze — con le necessarie cautele legate alla privacy — è dunque una condizione indispensabile per l’esercizio corretto di questa funzione di vigilanza.

Una vicenda che solleva interrogativi più ampi

Al di là del caso specifico, la lettera di Pronzini e Sergi apre una riflessione più ampia sul rispetto delle procedure interne al parlamento ticinese. Se un organo come l’Ufficio Presidenziale — che ha il compito di garantire il buon funzionamento del Gran Consiglio — non rispetta le norme che ha esso stesso definito, si crea un precedente problematico.

La questione riguarda non solo la vicenda di Andrea Pagani, ma il principio generale secondo cui le regole devono valere per tutti, a partire da chi è chiamato ad applicarle. I prossimi giorni diranno se l’Ufficio Presidenziale accoglierà la richiesta dei due deputati o se la disputa si prolungherà, alimentando ulteriori tensioni all’interno del parlamento cantonale ticinese.

Per ora, la palla è nel campo dell’Ufficio Presidenziale. E l’attenzione istituzionale — e pubblica — è alta.

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